Entia non grata Il minimalismo ontologico di W.V. Quine

Entia non grata

Il minimalismo ontologico di W.V. Quine

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L’espressione entia non grata è stata utilizzata da W.V. Quine come titolo di un paragrafo dell’ultimo capitolo di Word and Object (1960), nel quale viene esemplarmente formulata una versione aggiornata del celebre “rasoio di Occam”. Entia non grata sono, per Quine, quelle entità non necessarie a descrivere o spiegare né la realtà né le nostre capacità di comprensione o utilizzazione del linguaggio. Oggetti fisici, proprietà, classi, significati, fatti: quali, tra queste entità, sono davvero indispensabili nel nostro schema concettuale e quali quelle di cui fare a meno? Centro dei saggi qui raccolti è il minimalismo ontologico di Quine, la cui eredità non può essere facilmente trascurata: forse, contrariamente alla celebre massima shakespeariana, ci sono meno cose in cielo e in terra di quante ne sogni certa filosofia.

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Sull'autore

Antonio Rainone

Antonio Rainone (Larino, 1947) si è laureato in filosofia a Roma nel 1969. È stato ricercatore CNR presso l’Università di Paris-IV, occupandosi in particolare del socialismo utopico francese. Nello stesso periodo ha frequentato i Seminari di Jacques Lacan, partecipando ad alcune attività della sua Scuola. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Il doppio mondo dell’occhio e dell’orecchio (Mimesis, 2010) e, con F. Palombi, il miscellaneo Lacan d’après Lacan (numero monografico de “il cannocchiale”, XL 1/2015).

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