Soffrire al lavoro non è una fatalità. Questo dimostrano l’attività e le scoperte di Christophe Dejours, psichiatra e nume tutelare della psicopatologia del lavoro francese. Da quarant’anni la sua ricerca tiene testardamente insieme due poli: la denuncia delle sconvolgenti sofferenze psichiche patite dai lavoratori, esplose a livello epidemico con le ristrutturazioni aziendali del new management neoliberale, e la rivendicazione del lavoro come sfera ineludibile dell’autorealizzazione individuale e collettiva. Studiare la vita al lavoro, scandagliandone le dimensioni più intime e nascoste, diviene allora preludio a una mossa politica capitale: sottrarre il lavoro al campo del dominio, resistere alla sua distruzione, esigendone per tutti e tutte una versione liberata e pienamente umana.

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Christophe Dejours

Christophe Dejours è psichiatra e psicoanalista. A lungo titolare della cattedra di Psychanalyse, santé, travail al Conservatoire national des arts et métiers di Parigi, è oggi direttore dell’Institut de recherche en psychodynamique du travail. È uno dei massimi specialisti delle trasformazioni contemporanee del mondo del lavoro. Tra i suoi ultimi libri: La panne. Repenser le travail et changer la vie (2012); Le choix. Souffrir au travail n’est pas une fatalité (2015); Situations du travail (2016).

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