Lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde
Romanzo di Robert Louis Stevenson versione di Arturo Reghini
Arturo Reghini
Tra il dicembre 1902 e il novembre 1903 Arturo Reghini pubblica a puntate, sulla rivista La Nuova Parola, la prima versione italiana dei dieci capitoli dello Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde. La traduzione di Reghini di quello che sarà destinato a diventare uno dei più fortunati racconti di Robert Louis Stevenson sarà poi pubblicata su libro nei primissimi anni ’20. Il sapore passé di questa traduzione d’antan dà un grande senso di fedeltà al testo dell’autore scozzese che era stato scritto, non molto prima, nel 1885 e pubblicato l’anno dopo. Deliziosamente vintage e raffinata, non più ripubblicata da decenni e quindi di difficile reperibilità, la versione di Reghini è accompagnata da tre appendici. Sono i testi che completavano la versione su volume: la Nota proemiale di Arnaldo Cervesato, teosofo ed ex direttore de La Nuova Parola, e la traduzione della scrittrice anglo-italiana Luisa Caico di due saggi (1888) di Stevenson, Pulvis et umbra e I sogni e i genietti (A Chapter on Dreams). La prefazione di Marco Rocchi, la nota editoriale di Moreno Neri e le note critiche ai testi presentati sono le novità importanti di questa edizione che invita a confrontarsi con l’impatto del racconto stevensoniano. L’enigmaticità di Jekyll e Hyde, al tempo stesso diversi e uguali, il caleidoscopio di elementi e schemi simbolici, opposizioni instabili e ambiguità che il lettore può riorganizzare all’infinito offrono ancora l’esperienza labirintica di una serie di aspetti problematici della condizione umana. In questo modo è divenuto un classico mondiale, un mito moderno e insieme un racconto stratificato, pieno di significati, dai molti livelli di senso e dalle numerose diverse interpretazioni perché ciascun lettore è il detective della propria immaginazione.
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Sull'autore
Arturo Reghini
Arturo Reghini (1878-1946), erudito e matematico fiorentino, teosofo e poi importante esponente della Massoneria prima della sua messa al bando a opera del fascismo (1925), fu il più noto esoterista ed esponente del neo-pitagorismo del XX secolo. Amico di Giovanni Amendola, Giovanni Papini e Roberto Assagioli, personaggio di punta dell’avanguardia artistico-letteraria fiorentina all’epoca delle riviste Leonardo e Lacerba, fu in seguito fondatore delle riviste Atanòr (1924), Ignis (1925) e – con Julius Evola e Giulio Parise – Ur (1927-1928). Polemista efficacissimo e critico degli pseudo-esoterismi moderni, con René Guénon auspicò la rinascita spirituale dell’Occidente. Ritiratosi nello studio della geometria e della matematica pitagorica, il lascito della sua opera è tra i più originali e autorevoli della storia dell’esoterismo italiano.

