L’urlo insanguinato nella notte apre l’inizio dell’orrore, del massacro. Prima di tutto tocca ai difensori, nel sonno, tra le braccia delle loro spose e l’ebbrezza della festa della liberazione. Avevano pensato tutti che la guerra fosse finita. L’inganno del bellissimo cavallo di legno ha funzionato. Inutile la resistenza, inutile la supplica, non si fanno prigionieri. È la hybris dei vincitori e della vendetta, sembra quasi tutto legittimo, giusto. Si uccidono i vecchi, sono il segno della storia, della prosperità e della grandezza, la memoria delle cose e della vita. E insieme è la strage degli innocenti, perché non deve esserci futuro. Si stuprano le donne. Inutili le urla delle madri, delle spose, delle figlie, vittime e testimoni dell’ultima violenza. Che non si può dire. Non c’è più l’umanità, non ha nessun senso, è il tempo della persis. Ilio sacra, tra le fiamme, le distruzioni e la rapina deve scomparire per sempre. Il racconto della caduta di Troia, a cominciare dal canto epico di Omero e della tradizione orale, diventa, allora, il nostro più antico archetipo del pensiero. Serve per capire che cosa succede.
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Lingua
Italiano -
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Sull'autore
Alberto Camerotto
Alberto Camerotto insegna Lingua e letteratura greca presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si interessa principalmente di epica greca arcaica, di parodia e di satira antica. Con Filippomaria Pontani ha ideato e coordina il progetto Classici Contro. Tra le pubblicazioni: Fare gli eroi. Le storie, le imprese, le virtù: composizione e racconto nell’epica greca arcaica, Padova 2009; Gli occhi e la lingua della satira. Studi sull’eroe satirico in Luciano di Samosata, Milano-Udine 2014.

