Spazi del femminile nelle letterature e culture di lingua inglese fra Settecento e Ottocento

Spazi del femminile

nelle letterature e culture di lingua inglese fra Settecento e Ottocento

Cosa si intende per “femminilità”? Quali spazi e quali luoghi vi sono associati? Per quale ragione avvengono queste connessioni? Ma, soprattutto, spazi e luoghi possono contribuire a delimitare, restringere o allargare i confini dei concetti di genere/gender dei corpi? Passando in rassegna alcuni tra gli spazi e i luoghi più ricorrenti nella letteratura inglese tra Settecento e Ottocento – nei testi (canonici e non) scritti da uomini e soprattutto da donne, più o meno famose – possiamo forse seguire le tracce di questi mutamenti. Case, boudoir, salotti, focolari, postriboli, prigioni, tribunali, scuole, librerie, manicomi e soffitte, ma anche luoghi all’aperto, en plein air, fino a raggiungere le nuvole, possono diventare “maniglie teoriche” o puntelli ideologici cui afferrarsi per delineare questo percorso letterario e culturale nella costruzione del concetto di “femminile”: un costrutto culturale mutevole, complesso, fluido, determinante dal punto di vista sociale ed economico, che va a interagire con le categorie – altrettanto significative – di classe, ruolo sociale e sessuale, istruzione/educazione e potere.

Book details

About the author

C. Bruna Mancini

C. Bruna Mancini insegna Letteratura inglese all’Università della Calabria. Ha pubblicato saggi su Shakespeare, su riscritture contemporanee (cinematografiche e letterarie) di testi shakespeariani e su temi legati al fantastico, al mostruoso, alla città e alla letteratura. Si occupa di studi culturali, di gender studies, di studi coloniali e post-coloniali e di traduttologia. Ha curato e tradotto L’amante mercenario/The Mercenary Lover (2003) di Eliza Haywood e Angelica, ovvero, Don Chisciotte in gonnella/Angelica, or, Quixote in Petticoats (2006) di Charlotte Lennox. Ha pubblicato il libro Sguardi su Londra. Immagini di una città mostruosa (2005) e tradotto The Shelter/Il rifugio (2015) di Caryl Phillips, con un un’introduzione critica dal titolo Across the Atlantic. Caryl Phillips e la questione dell’appartenenza. Attualmente i suoi studi si incentrano sul corpo, sugli spazi e gli oggetti del femminile e sugli spazi della migrazione.

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