La portata metapolitica dell’assoluto realismo Vincenzo La Via essenzializza Rosmini

La portata metapolitica dell’assoluto realismo

Vincenzo La Via essenzializza Rosmini

Chiedersi se libertà e metafisica siano compatibili è interrogarsi sul rapporto tra Verità e libertà. La risposta teoretica dell’Assoluto Realismo di Vincenzo La Via è l’affermazione della relazione ontologica in atto, escludente ogni presupposizione analogica della Verità e della libertà. Ma quale libertà è mai questa che è posta con la Verità e rende in atto effi cace la Verità? È la libertà ontologica in atto, l’«Io» concreto (persona è libertà) posto dal trascendentale, dall’idea dell’Essere rosminiana depurata da ogni apriori. La Verità deambula solo con questa libertà unica e in atto, non analogica. È una libertà che ha portata metapolitica perché pone sempre, in quanto ontologica, una situazione in una struttura di potere in atto. È, dunque, un dispositivo metapolitico, una crasi di metafisica e politica: metafisica nell’azione.

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Antonio Brancaforte

Antonio Brancaforte (Noto, 1925 - 2016) fu filosofo, poeta, docente liceale e poi universitario di Filosofi a teoretica e Storia della filosofi a moderna e contemporanea presso l’Università degli Studi di Catania. Viene considerato uno dei più significativi rappresentanti dello spiritualismo cristiano e un continuatore della “linea laviana” dell’Assoluto Realismo. Tra i suoi scritti più noti: Dio e la problematicità (1963), Umanità e disumanizzazione della tecnica (1967), Saggi (1967), Discussioni rosminiane (1968), La tematica linguistica rosminiana (1974), “Lettera al padre” di Carlo Marx (1974), Uomini e problemi della Biblioteca filosofica di Palermo (1979), Marx e il problema della filosofia (1979).

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